Diagnosi DSA


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Diagnosi DSA, cosa devo fare?

Nel momento in cui ci viene detto che il nostro bambino è dislessico o disgrafico è normale entrare in confusione…cosa sarà? È una cosa grave? Come posso aiutarlo?…..

Per effettuare diagnosi di DSA e aiutare il nostro bambino a non sentirsi in difficoltà a scuola occorre l’aiuto di alcune figure professionali.

La regione Piemonte richiede tre specialisti diversi per fare la diagnosi DSA lo psicologo, il logopedista e il neuropsichiatra infantile.

Ognuno di loro si occuperà di valutare competenze specifiche al fine di redigere insieme una relazione che verrà portata presso l’ASL di competenza che rilascerà la certificazione.

Presso il Centro DSA e OLTRE  il primo colloquio con i genitori viene fatto con uno psicologo che raccoglie tutti i dati utili a capire la problematica e indirizzare voi genitori presso il percorso più adeguato.

DSA - Ragazza che legge un libro

Successivamente se ci sono le indicazioni per procedere ad un approfondimento della problematica, i genitori accedono al percorso di valutazione.

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Il primo step riguarda un colloquio anamnestico tra i genitori del bambino e lo psicologo che raccoglie tutte le informazioni sul suo sviluppo e sulla sua storia scolastica.

Non è facile riconoscere un DSA soprattutto se lieve, quindi capita molto spesso che si arrivi non sempre precocemente alla diagnosi, con le problematiche connesse al mancato riconoscimento delle difficoltà del bambino e degli eventuali insuccessi scolastici.

Le difficoltà  del bambino sono confuse con pigrizia, scarsa voglia di studiare e via dicendo.

Durante il primo colloquio lo psicologo cerca quegli indicatori che fanno pensare a un disturbo dell’apprendimento non riconosciuto e chiede a voi genitori come queste difficoltà hanno influenzato gli altri aspetti della vita del bambino (come l’autostima, il senso di autoefficacia, i rapporti con i compagni e la maestra, per dirne alcuni) a casa e a scuola.

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Il secondo step inizia con la valutazione neuropsicologica, ovvero, viene somministrata  al bambino una batteria di test che misura il funzionamento cognitivo globale.

Si vanno ad indagare aree come la memoria, la capacità di risolvere problemi, la pianificazione ecc..

Può essere venga usato il test WISC, che misura il Quoziente Intellettivo. In breve, il QI non misura l’intelligenza, ma serve per dare un numero a come il bambino “funziona” in questo preciso momento su alcune specifiche abilità ed è richiesto in alcuni tipi di valutazioni.

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Il terzo step riguarda la valutazione degli apprendimenti, in questa fase il bambino viene valutato sulle difficoltà specifiche di: letturascritturaortografia o calcolo.

Anche il questo caso il logopedista utilizzerà dei test per valutare le aree specifiche e capire se e dove sono presenti le difficoltà.

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Infine, il medico neuropsichiatra esegue la valutazione neuropsichiatrica.

L’obiettivo della visita è escludere che le difficoltà del bambino siano di origine fisiologica; il medico incontra il bambino e la famiglia e effettuerà la visita neuropsichiatrica…la parola ci può spaventare ma consiste nel dialogare con il bambino e sua famiglia.

A questo punto è finita la fase dei test: i professionisti si riuniscono in un’equipe multidisciplinare, mettono assieme i pezzi del puzzle e compongono il quadro generale del bambino.

L’ultimo incontro è il colloquio di restituzione, durante il quale lo psicologo informa e spiega alla famiglia i risultati ottenuti dalla valutazione.

Il prodotto finale è la relazione costruita dai professionisti utilizzando sia le valutazioni testistiche che le informazioni raccolte attraverso il colloquio.

Se i numeri dei risultati rientrano nei criteri stabiliti dalla conferenza della dislessia allora la relazione diventa anche una certificazione.